Ragazza Afghana

 


Ragazza afghana
Sono sempre stato attratto da questa foto e in particolare da questo sguardo che sembra impaurito, selvaggio ma nello stesso tempo pieno di interesse per il mondo al quale sembra chiedere :”Perchè?”

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WP_20150913_001Ho scelto il pastello seppia perchè e una tecnica che mi è più congeniale, semplice e immediata, ho lavorato prima con la polvere del pastello spalmata con pennello, poi con il pastello per evidenziare gli scuri, poi con sfumino e gomma per i chiari e sono andato avanti cosi , complessivamente per circa 10 ore, distribuite in due giorni di lavoro.

 

 

 

 

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La celebre fotografia scattata da Steve McCurry nel 1984, e successivamente pubblicata sulla copertina della rivista National Geographic Magazine del numero di giugno 1985. L’immagine divenne una sorta di simbolo dei conflitti afgani degli anni ottanta.

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La foto, scattata in un campo profughi di Peshawar, ritrae l’orfana dodicenne Sharbat Gula (Pashto: شربت ګله ), nata nel 1972. L’espressione del suo viso, con i suoi occhi di ghiaccio, resero ben presto l’immagine celebre in tutto il mondo.

Nel gennaio 2002 McCurry e il National Geographic hanno organizzato una spedizione per scoprire se la ragazza fosse ancora viva; Sharbat Gula è stata ritrovata dopo alcuni mesi di ricerche, e McCurry ha potuto così fotografarla nuovamente, a distanza di 17 anni.[1]

La foto

Steve McCurry scattò la foto a Gula al campo profughi di Nasir Bagh, nei pressi di Peshawar (in Pakistan), nel 1984. Inviato lì dal National Geographic per documentare la situazione dei profughi afgani dopo l’invasione, McCurry incontrò improvvisamente una ragazzina, che studiava in una scuola improvvisata all’interno del campo. Il reporter ebbe quindi la rarissima possibilità di fotografare una donna afgana e infine realizzò lo scatto.

La foto fu realizzata con una fotocamera Nikon FM2 ed un obiettivo Nikkor 105mm Ai-S F2.5;[2] la post produzione, invece, fu prodotta dalla società georgiana Graphic Art Service.

Nonostante il nome della studentessa fosse ignoto, la foto venne intitolata Ragazza afgana per poi esser pubblicata sulla copertina dell’edizione del giugno 1985 del National Geographic. Il ritratto del suo viso, velato parzialmente dal drappeggio rosso, i suoi occhi verde ghiaccio, disarmanti e pieni di umanità, e la sua espressione mista di paura, rabbia e voglia di riscatto sono diventati un simbolo del conflitto che dilania l’Afghanistan e allo stesso tempo di tutte le guerre che imperversano nel Medio Oriente.

Lo scatto è stato addirittura «la foto più riconosciuta» della storia della rivista, e la copertina stessa è tra le più famose mai pubblicate dalla National Geographic.[3]

Alla ricerca della ragazza afgana

L’identità della ragazza è rimasta sconosciuta per 17 anni: ciò è dovuto al fatto che il governo afgano era ostile ai media occidentali, fino alla caduta del regime talebano ad opera dell’esercito americano nel 2001. Nel gennaio dell’anno successivo, quindi, Steve McCurry ebbe la possibilità d’intraprendere una ricerca sulle sue orme, con la collaborazione di un team di National Geographic.

Graffito su Sharbat a Guernica, in Spagna.
McCurry ed il team arrivarono innanzitutto al campo di Nasir Bagh. Quando appurarono che questo era prossimo alla chiusura, interrogarono i pochi profughi rimasti (tra cui il fratello stesso della ragazza) riuscendo ad individuare il villaggio natale della studentessa. La squadra ebbe non poche difficoltà, considerando che molte donne si identificarono erroneamente con la Ragazza afgana.

McCurry riuscì a trovare la ragazza in una regione remota dell’Afghanistan: si trattava di Sharbat Gula, ormai trentenne, sposata e madre di tre figlie. La sua identità, viste le esperienze precedenti, venne inoltre confermata dal tecnico John Daugman che usò la tecnica della ricognizione dell’iride. Quando McCurry ottenne il permesso di incontrarla di nuovo, le disse che la sua immagine era diventata famosa. Sharbat non era molto interessata alla fama, tuttavia si mostrò lieta quando seppe che la foto era diventata un simbolo della dignità ed abnegazione del suo popolo. Quindi accettò di farsi scattare un’altra foto.2004855912_a439bfba99

Dopo l’incontro, McCurry affermò:

« La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa »

Sharbat Gula: cenni biografici

Di etnia pashtun, i genitori di Sharbat morirono durante la guerra russo-afghana quando la bambina aveva solo sei anni. Insieme alla nonna, al fratello ed alle sue tre sorelle, attraversò le montagne più impervie per poi giungere al campo profughi di Nasir Bagh nel 1984.[4]

Si sposò con Rahmat Gul tra i 13 e 16 anni, e ritornò nel suo villaggio natio durante gli anni novanta. Qui nacquero le sue tre figlie, tra le quali bisognerebbe annoverarne anche una quarta morta precocemente. Devota musulmana, Gula solitamente indossa un burka in segno del rispetto che nutre verso la sua religione.

Ora Steve McCurry e Gula si tengono in contatto ogni mese.[5]

Fonte : wikypedia

 

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