Che cos’è l’Unitismo

Un colore, sulla tavolozza, non ha ancora un valore. Il rosso che ho appena mescolato non è chiaro né scuro, non è caldo né freddo. Lo diventa quando lo appoggio accanto a un altro. E se sposto il verde che gli sta di fianco, quello stesso rosso cambia — senza che io l’abbia toccato.

Chiunque abbia mescolato due colori lo sa. Ma la stessa cosa succede a una nota dentro un accordo, a una parola dentro una frase, a un volto in mezzo a una folla. Nessuna di queste cose ha le sue proprietà prima di entrare in rapporto con le altre.

L’Unitismo comincia da qui, e fa una cosa sola: prende sul serio questa osservazione fino in fondo.

Le cose non vengono prima dei loro rapporti

La filosofia che abbiamo ereditato parte dalle sostanze. Prima ci sono le cose — solide, già fatte, con una natura propria — e poi, in un secondo momento, le cose entrano in relazione. Il rapporto arriva dopo, ed è accessorio: toglilo e le cose restano.

L’Unitismo capovolge l’ordine. Non esistono cose indipendenti che poi si mettono in rapporto: esistono rapporti che si stabilizzano, e ciò che chiamiamo “cosa” è la forma che quella stabilizzazione ha preso. Una pietra, una cellula, un ricordo, una persona: nessuno di questi è un mattone. Sono nodi di una rete, abbastanza stabili da poter essere nominati.

Non è un modo di dire, ed è qui che il sistema si distingue da una metafora. Se togli i rapporti, non resta un residuo solido. Non resta niente.

Allora che cosa permane?

È la domanda che l’obiezione porta subito. Se tutto è relazione e ogni relazione trasforma i suoi termini, come mai il mondo non si dissolve a ogni istante? Perché riconosco lo stesso volto dopo vent’anni, se in vent’anni non è rimasta una sola cellula al suo posto?

La risposta è che l’identità non è immutabilità. Non è una sostanza che resiste sotto i cambiamenti. È un disegno che si mantiene mentre tutto ciò che lo compone si sostituisce — come un vortice in un fiume, che è sempre lo stesso vortice e non è mai la stessa acqua.

Questo vale per una pietra e vale per te. La differenza non è di natura: è di complessità. A un certo grado di complessità, un disegno diventa capace di piegarsi su se stesso, di guardarsi, di dire io. Non arriva niente dall’esterno a quel punto — nessuna scintilla, nessuna anima aggiunta. È la stessa struttura che, sufficientemente intricata, si accorge di sé.

L’Uno

Se ogni cosa è un nodo, e ogni nodo esiste solo per la rete che lo tiene, allora la rete non è la somma dei nodi: è ciò che li rende possibili. L’Unitismo la chiama il Fondamento, e non intende un dio personale, né un luogo, né una cosa più grande delle altre.

Intende questo: che la struttura del reale è già, nella sua forma più originaria, un rapporto con sé. Non è cieca. Ogni configurazione ne porta il disegno in forma locale — come ogni onda è il mare in forma locale, senza essere il mare intero.

Da qui discendono le conseguenze che rendono il sistema qualcosa di più di un esercizio. Il tempo si rivela una prospettiva, non una proprietà delle cose: è il modo in cui uno sguardo finito attraversa una struttura che, per sé, non scorre. La molteplicità non è un errore da superare, ma la forma necessaria in cui l’unità si articola. E l’etica smette di essere un codice calato dall’alto: diventa la descrizione di ciò che accade quando una configurazione agisce riconoscendo la propria natura invece di difendere la propria forma.

Un sistema, non un’intuizione

Tutto questo non è affidato alla suggestione. L’Unitismo è costruito come un sistema formale: tre assiomi che non si possono negare senza contraddirsi nell’atto stesso di negarli, una serie di definizioni derivate l’una dall’altra, quattro assunzioni dichiarate apertamente come non dimostrabili dall’interno, quindici teoremi che ne seguono.

Le assunzioni sono dichiarate perché ogni sistema ne ha, e nasconderle è il modo più rapido per rendersi inattaccabile e insieme inutile. Il Fondamento stesso non è presentato come un’evidenza: è un’ipotesi, l’unica che spieghi il solo dato che nessuno di noi può mettere in dubbio — di essere qui, adesso, ad accorgersene.


Il sistema completo è esposto in Unitismo — I Fondamenti, ad accesso libero, con identificativo permanente. La forma estesa, con il percorso biografico da cui è nato, è in Esisti — Il Resto è Conseguenza.

Se vuoi cominciare da qualcosa di più breve, i saggi prendono un nodo per volta.

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